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Gli amici di zanzare-risaie
Gli amici di zanzare-risaie
Pubblico questo scambio di email tra il sottoscritto e l'amico Enzo Gino, amministratore del sito http://www.zanzare-risaie.info.
Direi che spiega bene quello che vorrei condividere con voi. Insomma... uniamo le forze per colpire al cuore il problema zanzare.
Il tutto è nato da ll'articolo del 16 giugno 2009 intitolato "Siti, manuali e venditori di... zanzare" pubblicato da zanzare risaie.
Questa la mia risposta:
Gent.le Enzo Gino,
leggo sempre con interesse gli articoli che pubblica sul sito zanzare-risaie.
Amministrando uno dei pochi siti in Italia che tratta l'argomento zanzare e avendo pubblicato un ebook gratuito sull'argomento mi sento punto sul vivo dall'articolo in oggetto.
Condivido ciò che scrive, nel mio caso specifico trattandosi di un forum mi sono reso conto che è difficile controllare le informazioni pubblicate e conoscerne la vera fonte. Il forum però dovrebbe "naturalmente" portare in superficie le informazioni vere dei consumatori e delle persone.
Se una trappola per zanzare non funziona, per quanto chi la vende scrive il contrario, gli acquirenti pubblicheranno le proprie impressioni facendo giustizia.
Discorso a parte per il disinteresse rivolto al problema risaie. L'argomento è specifico, chi meglio di lei potrebbe fare chiarezza?
Sarei lieto se volesse arricchire l'ebook gratuito pubblicato sul mio sito con uno o più capitoli dedicati all'argomento.
Sarebbe pubblicato in versione aggiornata in poche ore.
Le rinnovo inoltre l'invito a popolare di informazioni e messaggi la sezione a voi dedicata sul forum del MosquitoWeb.
Spesso il confronto con i normali cittadini è promotore di interessanti iniziative e comunque serve a diffondere informazioni su un problema poco noto.
Rimango a disposizione per ogni dubbio o chiarimento.
Cordialmente,
Mario Burgo.
Questa la risposta:
Caro Mario Burgo
Ti ringrazio per la e-mail e ti segnalo che il mio articolo un po' "polemico" non era rivolto a qualcuno o qualcosa in particolare, né tantomeno a te o ai prodotti trattati nel tuo sito, personalmente non ho mai voluto fare sperimentazione, nel senso tecnico della parola, di repellenti o attrezzature per la lotta alle zanzare né intendo farlo.
Quanto scritto nel mio articolo del 16 giugno si indirizzava semplicemente ad un specie di deriva culturale assai diffusa nella nostra società nell'affrontare tutti i problemi collettivi, quella cioè di preferire sempre le cure alle prevenzioni. Le cure possono offrire spazio a tutti di intervenire con le proprie iniziative, ma purtroppo spesso (come in questo caso) si disinteressano delle vere cause del problema.
Le seconde: le prevenzioni, invece implicano un cambiamento dei modi di operare per affrontare i problemi da parte di alcuni che sono molto "affezionati" alle proprie pratiche e che costituiscono il nocciolo del problema.
Con una metafora: è meglio smettere di fumare o curare le malattie del fumo ? (tieni presente che nella metafora il fumo danneggia soprattutto i fumatori, questo modo di coltivare il riso invece danneggia soprattutto la collettività oltre che l’ambiente)
E' evidente che le due tesi (curare e prevenire) pur finalizzate entrambe al bene comune si muovono in ambiti diversi ed è altrettanto vero che talvolta si ha l'impressione che in fondo si dica: “basta attrezzarsi opportunamente con spray e macchinette varie e i problemi si risolvono”; ciò che invece chiediamo è semplicemente quello di evidenziare, come farebbe un buon medico curante, che va bene curarsi ma sarebbe magari utile intervenire sulle cause (che non sono tanto o solo l’acqua nei tombini)
In questo senso mi pare che molti credano più facile proporre soluzioni che, senza alterare le abitudini colturali e culturali dei risicoltori e quindi di un importante e potente settore dell’economia nazionale, risolvano il problema delle zanzare.
Se così fosse veramente ne sarei contento, si salverebbero "capra" delle sommersioni alternate e i cavoli dei cittadini perseguitati dalle zanzare (che comunque sempre a spese proprie risolvono problemi creati dalle attività produttive operate da altri) .
Ritengo che purtroppo non sia così, gli utili palliativi servono forse a far "soffrire" meno in qualche sera d'estate (ne faccio ampio uso anch'io) ma ritengo non risolvano il problema.
In ultima analisi la questione si riduce al solito confronto: sono i cittadini che si devono adeguare alle condizioni di vita creati dalla pratica di attività economiche che potrebbero facilmente esser modificate senza alterarne sostanzialmente la redditività, o come sempre i cittadini devono farsi carico di difendersi delle conseguenze, ammesso e non concesso che riescano a difendersi, cosa tutta da dimostrare?.
E’ evidente che la risposta di molte istituzioni private e pubbliche tende a non “disturbare” le metodologie adottate dai risicoltori che costituiscono una forte organizzazione rispetto a cittadini “sciolti”. In questo contesto spetterebbe alle diverse associazioni ambientaliste, di difesa dei consumatori, del turismo ed a tutti coloro che ritengono importare salvaguardare gli interessi collettivi attivarsi. Pare purtroppo che così non sia….
Personalmente ritengo preferibile dedicare le mie poche risorse di tempo intelligenza e denaro per una causa che porti o almeno indichi e promuova LA soluzione del problema, pur rispettando la posizione di tutti coloro che si arrabattano per cercare di risolvere alla meglio la propria quotidiana convivenza con le zanzare come si fa dalla notte dei tempi (e fra questi ci sono anch’io); penso sia necessario ricordare visto che nessuno lo fa (chissà perché?) che nelle risaie c’è tanta acqua dove si sviluppano tante zanzare e che se non si affronta “la madre di tutte le battaglie”, ossia il passaggio alla coltivazione del riso in asciutta, non si risolverà mai il problema.
Ho letto l’e-book che mi hai indicato e, devo dire che apprezzandolo per le numerose indicazioni riportate non lo condivido in alcuni aspetti. Al di là del buttare la responsabilità sui cittadini senza nemmeno un riferimento alle citate pratiche colturali che sono la causa prima delle zanzare. Francamente quando faccio il giro del mio giardinetto per liberare le pozzette d’acqua che si sono formate in qualche avvallamento del terreno impermeabilizzato dalla presenza di foglie morte o in qualche ciotola dell’acqua per i gatti e poi alzo lo sguardo e vedo dalle mie colline migliaia di ettari del cosiddetto “mare a quadretti” delle risaie sommerse, devo dirti che mi sento un po’ cretino. Sensazione che immagino provino tutti coloro che verranno multati come si propone nell’e-book perché non provvedono a eliminare i depositi d’acqua.
Infine una notazione da “amarcord”. Quando ero piccolo (50 anni fa) bastava in estate alzare un dito in cielo per vedersi posare un libellula sulle punta del dito per tante che ce n’erano; quando si viaggiava sulle strade della pianura vercellese si doveva procede a passo d’uomo per non scivolare sull’asfalto reso viscido dai corpi di milioni di rane schiacciati sotto le ruote dei veicoli in transito. Le risaie venivano sommerse da primavera all’estate, senza fasi di asciutta, con alti battenti d’acqua rispetto ad oggi, e in esse pullulavano carpe ed altri pesci. Ma le zanzare ci sono sempre state. Scrivo ciò a ulteriore riprova del legame stretto e indiscutibile fra questo sistema di coltivazione del riso e le zanzare ed anche per evidenziare la superficialità con cui tanti esperti entomologi (per fortuna non tutti) affrontano da decenni, naturalmente senza risolverlo, il problema delle zanzare.
Ciao
Con stima
Enzo GINO
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