prevenzione pappataci

I pappataci trasmettono la Leishmaniosi canina, una malattia incurabile che può colpire i nostri animali domestici. Ecco un trattato esaustivo sui metodi di prevenzione della malattia e su come combattere questi pericolosi insetti.

TRATTAMENTO DI FOCOLAI DI INFESTAZIONE DA PHLEBOTOMI CON FINE DI PREVENIRE IL CONTAGIO DA LEISHMANIOSI CANINA.

PREMESSA

I maggiori esperti di leishmaniosi canina e i gruppi di lavoro veterinari nazionali, (Il Gruppo di Studio sulla Leishmaniosi Canina) internazionali (WHO) e le associazioni quali SCIVAC (Società Italiana Veterinari per Animali da Compagnia) concordano sull’importanza e affermano il principio della prevenzione.

Questo principio e solidamente affermato in medicina veterinaria anche per altre malattie e più in generale per le CVBD (Canine Vector Borne Desease). Negli ultimi anni, sta divenendo sempre più evidente l’importanza di proteggere i cani dalle malattie trasmesse dagli artropodi invece di cercare semplicemente di curare le malattie dopo la loro insorgenza. Il controllo e la prevenzione delle malattie invece del loro trattamento è una strategia tradizionalmente ben consolidata negli animali da allevamento, impiegando strumenti igienici e immunologici. Negli animali da compagnia, vengono comunemente impiegate le vaccinazioni preventive nei confronti delle infezioni virali. Ma la specifica categoria delle malattie infettive trasmesse da vettori nei cani, che spesso hanno la caratteristica di essere potenzialmente fatali e difficili da prevenire, trattare o curare, accresce la necessità, e l’opportunità, di un differente approccio per la protezione dell’animale ospite nei confronti dei patogeni.

Innanzi tutto la miglior prevenzione fino ad ora adottata in medicina è stata quella del vaccino, dove possibile si è dimostrata un’arma vincente nel prevenire l’insorgenza di malattie come  la Dirofilariosi. In altri casi ad oggi non è disponibile un vaccino, è il caso della Leishmaniosi infantum. Nei casi come questi la comunità scientifica ha concentrato i propri sforzi nell’elaborare una prevenzione basata sulla protezione del cane (o dell’uomo a seconda dei casi). Chiaramente ridurre la possibilità che i pappataci (vettori della Leishmaniosi) pungano i cani e quindi trasmettano ad essi la malattia è una strategia sicuramente vincente e che riduce al minimo la possibilità di contagio. Le linee guida per la prevenzione in Veterinaria quindi rimangono l’uso topico (quindi a diretto contatto con il cane) di insetticidi piretroidi applicati mediante gocce scapolari spot-on, spray e collari. In alcuni casi vengono consigliate barriere fisiche come le zanzariere.

Esiste poi una via poco battuta e poco considerata, la via della prevenzione e sanità ambientale, che si prefigge l’obbiettivo di colpire direttamente o indirettamente il vettore della malattia al fine di abbassarne la popolazione e quindi, abbassare indirettamente l’incidenza della malattia.

Per tanti anni questa via non ha avuto grande seguito ma ora gran parte della comunità scientifica ha il sentore del grande impatto che questa strategia avrebbe potuto avere nella lotta integrata alla Leishmaniosi, basti leggere gli innumerevoli articoli del WHO che trattano di disperate ma efficaci battaglie vinte con il DDT in paesi in cui ormai la malattia aveva preso un decorso tale da non essere arginabile dai convenzionali metodi di lotta.

La lotta al vettore della Leishmaniosi quindi può apportare un contributo significativo all’abbassamento della malattia e quindi in questa sede verranno descritte alcune strategie di lotta ai Flebotomi inseribili come linee guida nella lotta contro la Leishmaniosi canina.

Si ricorda inoltre che si tratta di prevenzione e quindi di metodi da eseguire prima dell’avvento del problema, non si tratta di correre ai ripari tramite estesi e incontrollati trattamenti a tappeto con sostanze tossiche ma una lotta integrata all’insetto da prendere come normale prassi igienica comune.

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